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L'ombra dell'onorevole
IL MONDO
28 settembre 2001
Alle elezioni politiche
e legislative del maggio scorso hanno partecipato migliaia di candidati,
che aspiravano agli 8 mila posti di sindaco, ai 930 seggi parlamentari
e a un' infinita' di cariche pubbliche minori. I candidati ne sono
stati senza dubbio i protagonisti, gli attori di primo piano. Ma
molti altri hanno lavorato al loro fianco. Tra questi i consulenti
politici: preparano le strategie, ideano il materiale pubblicitario,
sondano l' opinione pubblica, organizzano eventi, curano l' ufficio
stampa, studiano l' immagine dei candidati, sviluppano siti Internet.
In sintesi: coordinano la campagna.
I consulenti politici hanno lavorato
alle ultime elezioni per decine, forse centinaia di candidati di
destra e di sinistra, ma e' difficile quantificarne con esattezza
il numero, perche' questi spin doctor, questi maestri nel dare la
giusta spinta a ogni candidato, rendendolo un perfetto animale da
campagna elettorale, lavorano dietro le quinte e non si mostrano
(quasi mai) in pubblico con i propri clienti. Sono uomini ombra.
Anche se, spesso, sono determinanti. Quella del consulente politico
e' una figura nuova in Italia, nata negli Stati Uniti. Oggi questi
strateghi della politica sono in pieno boom. Le ultime elezioni
politiche ne hanno ufficializzato la nascita. Non a caso: i consulenti
politici sono figli del maggioritario. "La professione e' timidamente
emersa in Italia intorno alla fine degli anni Settanta, con la comparsa
dei primi consulenti, che lavoravano esclusivamente per un partito",
afferma Marco Marturano, 33 anni, fondatore dell' agenzia di comunicazione
pubblica e politica Game managers & partners. "Ma e' stata
la riforma della legge elettorale a dare la spinta decisiva, perche'
mentre il proporzionale premiava i meccanismi di comunicazione di
partito, il maggioritario esalta i singoli candidati".
Per il momento, quella di consulente
in comunicazione e marketing politico resta una professione di nicchia:
in tutta Italia sono poche decine coloro che svolgono questo mestiere
a tempo pieno. Ma le fila si stanno ingrossando, anche per merito
dei diversi master e corsi di specializzazione che stanno nascendo.
Marturano e' coordinatore e docente del primo master in Comunicazione
pubblica e politica dell' Istituto superiore di comunicazione di
Milano e Roma, giunto alla sesta edizione, mentre Luiss management
ha stretto un accordo con Running, la societa' di marketing politico
fondata da Claudio Velardi, ex braccio destro di D' Alema, con Stefano
Micucci e Antonio Napoli, per l' avvio di corsi di consulenza politica,
strategica e lobbing. Il primo, destinato agli assistenti parlamentari,
partira' a ottobre. Intanto anche le facolta' di scienze della comunicazione
si stanno preparando. Oltre al tramonto del proporzionale, anche
il crollo dei sistemi partitici ha lasciato soli i politici, che
non hanno piu' alle loro spalle imponenti macchine di propaganda
e supporto a cui appoggiarsi. Il Partito con la "p" maiuscola
non esiste piu'.
"Da quando ho intrapreso questa
attivita' , nel 1985, la comunicazione politica e' mutata radicalmente,
in primo luogo per l' eclisse dei partiti, e poi per l' irruzione
del mezzo televisivo come strumento politico", aggiunge Mario
Rodriguez, 54 anni, uno dei pionieri della professione in Italia.
Che ricorda come 15 anni fa andasse in giro a paragonare provocatoriamente
i candidati a un dentifricio, per spiegare che le tecniche di marketing
sono applicabili anche alla politica, pur tenendo conto delle sue
peculiarita' . "Oggi non e' piu' necessario", dice, "ci
ha pensato Silvio Berlusconi a farlo capire a tutti". Tanto
che anche Francesco Rutelli, su suggerimento degli amici Tony Blair
e Bill Clinton, alla fine ha chiesto aiuto nientemeno che a Stanley
Greenberg e socio (James Carville), che insieme hanno portato alla
vittoria Clinton, Blair, Nelson Mandela e Ehud Barak. Eppure nemmeno
il numero uno al mondo e' bastato a far eleggere Rutelli. Uno smacco
?
No, la vittoria per i consulenti
non e' l' unico misuratore del loro successo. "Se lo scontro
e' nettamente sbilanciato a fav ore di un candidato, un consulente
politico difficilmente puo' ribaltare il risultato elettorale",
ammette Maria Bruna Pustetto, 50 anni, presidente dell' Associazione
italiana dei consulenti politici, che ha seguito la sua prima campagna
nel 1977, "ma puo' limitare i danni e far perdere bene il proprio
candidato: e' una bella differenza perdere con uno scarto del 3%
anziche' del 10% o 15%". Se si perde per un pugno di voti si
puo' sperare di essere ricandidati alle elezioni successive, se
si viene stracciati certamente no. "Partire con un gap di 20
punti percentuali, e poi perdere di cinque punti, e' pur sempre
un successo, anche se relativo", ribadisce Marco Cacciotto,
32 anni, consulente politico che alle ultime elezioni ha lavorato
nel portale Polix, di Renato Mannheimer, ma ora si sta preparando
alle elezioni comunali e provinciali del prossimo anno, dopo aver
seguito con successo il presidente della Regione Liguria (Sandro
Biasotti, Polo) nel 2000. Rodriguez rammenta la sua prima campagna:
"Nel 1985 lavorai con Michele Battiato, consigliere comunale
di Milano del partito repubblicano, e vincemmo. Lui e' convinto
che sia stato merito mio, ma io sono scettico, e non riesco a non
giudicare la professione con un po' di distacco critico". Insomma,
in un mese di campagna elettorale, tenuto conto che i budget della
maggior parte dei candidati sono esigui e che la visibilita' e'
scarsa, il consulente politico non puo' fare miracoli. La differenza
la puo' fare semmai una campagna permanente, il chiodo su cui insiste
tutta la categoria: questa si' , puo' spostare i consensi in modo
significativo.
Ma qual e' la professionalita'
specifica dei consulenti politici ? "Il termine e' generale,
e' un grosso contenitore, che racchiude diverse competenze e ruoli",
afferma Mario Ballerini, presidente della European association of
political consultant. "Le linee guida della strategia partono
da un' analisi del territorio, con l' identificazione del target,
anche attraverso ricerche di mercato, sondaggi e focus group; scelto
il posizionamento, si studia poi l' azione sui media". Cioe'
creazione del materiale pubblicitario, acquisto degli spazi, gestione
dell' ufficio stampa, senza contare l' organizzazione degli eventi
e altri aspetti piu' o meno collaterali. E' evidente che un solo
consulente non puo' fare tutto in prima persona, deve fungere da
coordinatore. Quando il candidato sa di essere tale con un certo
anticipo, la campagna puo' essere piu' articolata. "Il lavoro
si distingue in tre fasi: posizionamento, pre campagna e campagna",
spiega Marturano. Il primo consiste nell' analisi dello scenario
e nelle prime azioni di comunicazione, che servono quindi a far
conoscere gli elementi umani o ideali complessivi del candidato
o del partito. La pre campagna e' invece la costruzione dell' agenda,
del programma, un momento in cui si lavora soprattutto sui temi.
Nella fase finale si punta al consolidamento del lavoro precedente
e a conquistare gli incerti. Ma in Italia quasi nessuno era certo
della propria candidatura fino al momento in cui sono stati depositati
i nominativi, 40 giorni prima del voto. "Tempi talmente ridotti
che si lavora con ritmi massacranti e in uno stato di emergenza",
afferma Pustetto, che quest' anno ha seguito tre candidati. "Cio'
comporta per altro che il candidato dia totale fiducia al consulente,
altrimenti non si procede. Non c' e' tempo di dibattere su certe
decisioni, sui colori dei manifesti, per esempio". E' per questo
che molti politici guardano ancora con sospetto i consulenti: alcuni
storcono il naso al solo sentirli nominare, altri li assoldano ma
un po' se ne vergognano. "Oggi le cose sono un po' cambiate,
ma una volta", ricorda Pustetto, "mi presentavano come
direttore della segreteria o altro, perche' per un politico rivolgersi
a un consulente era una sorta di diminutio delle proprie capacita'
".
Per combattere lo scetticismo,
questi guru della politica mettono sempre l' accento sul loro track
record e sulla percentuale di successi. Ma, ancora una volta, i
maliziosi sostengono che anche i consulen ti politici selezionano
con attenzione i cavalli vincenti. Avere successo in campagna, in
effetti, puo' significare assicurarsi poi un contratto di comunicazione
istituzionale per tutto il periodo amministrativo seguente. Gia'
, perche' i consulenti politici e a maggior ragione le societa'
piu' strutturate, che nel 2001 si sono lanciate in questo nuovo
business, raramente si occupano esclusivamente di comunicazione
politica. Spesso e volentieri si occupano anche di lobbing e comunicazione
istituzionale, due ambiti del resto affini.
Cosi' e' , per esempio, per Velardi,
che con Reti si occupa di relazioni istituzionali e lobbying e con
Running di marketing politico. Al momento vi lavorano cinque persone,
mentre sono una ventina i dipendenti di Reti. Running offre pacchetti
completi, ma non gestisce in prima persona tutte le attivita' .
"Siamo dei general contractor, stringiamo gli accordi con i
clienti e poi ci appoggiamo a societa' partner e fornitori per certe
attivita' , come i sondaggi", spiega Velardi. La consulenza
strategica, pero' , resta in mano a Velardi e ai consulenti che
lo affiancano. Malgrado una matrice di centrosinistra, Running ha
affiancato anche candidati della Casa delle liberta' . La scelta
e' ricaduta non sui leader o sui candidati di prima fila, che hanno
gia' il sostegno dei partiti, ma sui candidati di fascia intermedia,
presenti nei collegi cosiddetti marginali, cioe' incerti. In totale
Running ha seguito una quindicina di candidati, di cui circa la
meta' e' stata eletta. "Tenuto conto del fatto che abbiamo
lavorato con molti outsider, e del quadro di sconfitta generale
del centrosinistra, sono risultati che consideriamo soddisfacenti",
conclude Velardi.
La Game managers & partners
di Marturano, un' altra societa' nata di recente (dicembre 2000)
e che offre servizi di comunicazione politica a tutto tondo, ha
puntato molto sui risultati, ancorando addirittura una parte delle
fee al risultato elettorale. "Abbiamo deciso di condividere
il rischio con i candidati, per sviluppare rapporti di lungo termine
e dare prova del nostro impegno", spiega Marco Di Salvo, 32
anni, uno dei soci. Il coraggio e' stato ripagato: la Gm&p ha
lavorato con nove candidati, ottenendo nove vittorie.
Ma la cronaca delle ultime elezioni
e' tutta punteggiata di sonore sconfitte, grandi rimonte e successi
strepitosi. Come quello ottenuto dalla Casa delle liberta' in Sicilia,
dove ha conquistato 61 seggi su 61, piu' la Regione. Almeno due
sessantunesimi del merito vanno a Lorenzo Alessi, 30 anni, allievo
di Marturano, che ha curato le campagne di Gaspare Giudice e Mario
Ferrara (il primo deputato, il secondo senatore). "Seguire
due candidati contemporaneamente e' piuttosto difficile, perche'
la campagna elettorale, tutta concentrata nei 30 giorni precedenti
le elezioni, e' massacrante", spiega Alessi, "e il consulente
deve occuparsi di tutti gli aspetti di una campagna". Alessi
ora sta facendo rotta su Roma, verso la Media networks di Andrea
Scrosati, che vanta tra i suoi clienti il ministero del Tesoro,
ma anche celebri showman (Fiorello, Celentano, Panariello) e un
cavallo (Varenne). Top secret invece i clienti della For President,
un consorzio di tre aziende (Ipr marketing del gruppo di sondaggi
e ricerche di mercato Cirm, la societa' di comunicazione Union graphics
e la Efferre congressi) che nella primavera scorsa hanno unito le
forze e le competenze per assistere i candidati in campagna. Non
solo.
Nel portafoglio di servizi c' e'
anche la comunicazione istituzionale per enti locali e anche per
singoli politici. "Come le aziende, anche il politico oggi
deve confrontarsi con i cittadini: la comunicazione, i sondaggi
e gli eventi sono tre elementi base dell' interazione", afferma
Antonio Noto, amministratore delegato della societa' napoletana.
"Essendo un gruppo di piu' aziende siamo in grado di avere
una visione globale e di dare un servizio coordinato e completo,
che va dall' ufficio stampa alla pianificazione e creazione della
campagna pubblicitaria, all' organizzazione di eventi, fino alla
gestione di sondaggi d' opi nione e focus group".
Ha solo qualche mese di vita in
piu' Spincom, agenzia di marketing politico nata a inizio anno per
iniziativa di quattro giovani milanesi. Francesco Quistelli, 28
anni, uno dei fondatori, e come molti giovani consulenti politici
allievo di Marturano, crede molto nell' uso delle nuove tecnologie
nell' azione politica. "Pensiamo che Internet possa diventare
lo strumento di comunicazione politica principe, poiche' permette
una grande interattivita' ", dice Quistelli, "ma puntiamo
molto anche sul database marketing, sul marketing one to one e sul
permission marketing". Aggiunge Paolo Zanetto, 22 anni appena,
altro socio fondatore (insieme ad Alberto Cattaneo e Alberto Giannini):
"Sviluppiamo cd rom, cd card (biglietti da visita su minidisc),
svolgiamo l' ufficio stampa sia offline che online".
Planetario e' invece una sorta
di Internet company politica: si e' cioe' specializzata nello sviluppo
di siti politici e a breve lancera' un portale di informazioni locali
su tutte le citta' italiane, grazie ad accordi con tv private locali.
Con questa societa' Antonello Pugliese, 37 anni, realizza siti anche
per esponenti politici, prestando molta attenzione all' interattivita'
: "Nell' ultima campagna elettorale abbiamo giocato la carta
del rapporto diretto con i cittadini, organizzando chat e forum,
installando webcam, attuando piani di e mail marketing", dice.
"Ma e' fondamentale non limitare queste attivita' al periodo
di campagna, perche' Internet e' uno strumento eccezionale e trasparente
per informare i cittadini delle proprie azioni politiche per tutta
la durata del mandato".
TARIFFE Cento milioni e ti faro'
diventare senatore Nulla a che vedere con gli stipendi dei guru
americani, che chiedono fee a cinque e forse sei zeri, in dollari.
Ma negli Usa nessun candidato si sognerebbe di fare una campagna
senza un consulente. I professionisti made in Italy tariffano, mediamente,
da 1,5 a 2,5 3 milioni al giorno. Almeno in teoria. Perche' la cifra
alla fine dipende da quanto puo' permettersi il candidato. E in
Italia cio' significa non molto, nell' ordine di poche decine di
milioni, forse qualcosa in piu' per i sindaci e i presidenti di
Regione. Ci sono molti tipi di accordi. La maggior parte dei consulenti
propone forfait a campagna, e il prezzo varia in funzione della
dimensione del collegio, del tempo dedicato, della profondita' dell'
intervento, della necessita' o meno di formare lo staff del candidato
e via dicendo. Una campagna per cosi' dire standard, 30 giorni tirati
tirati, in un collegio medio, costa intorno ai 20 25 milioni. Meno
(10 15 milioni) per una piccola citta' (meno di 15 mila abitanti).
Di piu' per sindaci e candidati al Senato. I consulenti junior si
possono limitare a chiedere pochi milioni, mentre i piu' affermati
partono da 50, e quindi lavorano solo per candidati di un certo
peso. Le societa' di marketing politico spuntate a pochi mesi dall'
election day hanno preparato offerte a pacchetto. Marturano e la
sua Gm&p propongono pure la formula soddisfatti o rimborsati:
se il candidato perde, una parte della fattura (consistente) viene
stornata. Il costo varia anche da consulente a consulente. L' appoggio
di Running nell' ultima tornata valeva dai 45 ai 100 milioni, quello
di For President dai 40 ai 50, per un lavoro di tre mesi. Una societa'
emergente come Spincom punta su tariffe piu' contenute: 20 25 milioni
per i consiglieri comunali, 30 35 per i parlamentari. La Planetario
infine crea siti Internet interattivi a un prezzo molto competitivo:
dai 6 ai 10 15 milioni, compreso un anno di gestione.
CHI CONSIGLIA CHI Questo o quello
pari sono Alcuni li accusano di essere di parte, quando lavorano
per un solo schieramento, altri di vendersi senza distinzione a
qualunque partito, quando sono impegnati su fronti opposti. Loro
si difendono affermando, nel primo caso, che il lavoro richiede
una minima sintonia ideologica, nel secondo che, in quanto consulenti,
devono necessariamente essere imparziali. Insomma, che i loro candidati
abbiano vinto o perso, i consulenti politici non riscuotono f acilmente
consensi. In compenso, li creano. La Gm&p, nata alla fine dell'
anno scorso, vanta per ora un track record di vittorie del 100%.
Quello personale di Marco Marturano, socio fondatore, e' del 92%
(su un totale di 64 candidati). Tra i suoi clienti, Antonio Del
Pennino (senatore, ex vice segretario nazionale del Pri, oggi in
Forza Italia), Carlo Carli (deputato dell' Ulivo, ex sottosegretario
alla Cultura), piu' qualche sindaco. Lorenzo Alessi ha curato la
campagna del deputato Gaspare Giudice e del senatore Mario Ferrara
(entrambi di Forza Italia). I giovani consulenti della Spincom hanno
seguito candidati del centrodestra: fra gli altri Elio Vito, capogruppo
di Forza Italia alla Camera, e il deputato Antonio Palmieri (anch'
esso di Forza Italia). For President ha lavorato con una quarantina
di candidati (tra Comuni, Camera e Senato), tra cui il sindaco di
Pozzuoli (Vincenzo Figliolia, del Partito popolare) e Roberto Barbieri
(deputato dei Ds e responsabile del Mezzogiorno). Fiorenzo Tagliabue,
titolare dell' agenzia di relazioni pubbliche e istituzionali Sec,
ha affiancato tra gli altri l' amico Roberto Formigoni, rieletto
presidente della Regione Lombardia, con cui aveva lavorato gia'
nel 1995. Sul fronte Internet, la Planetario ha sviluppato i siti
di Marcello Dell' Utri, Mino D' Antona, candidato di Forza Italia
alla Camera, che ha perso per 600 voti, Carmelo Patarino (deputato
di Forza Italia), Michele Greco (senatore, anch' esso per la Casa
delle liberta' ) e Giovanni Battafarano, dell' Ulivo, senatore ripescato
con il proporzionale.
Chi ha seguito i candidati
big ? Difficile saperlo, perche' sui nomi molti consulenti politici
calano una cortina di silenzio. "La classe politica italiana
e' immatura da questo punto di vista e non ci permette sempre di
uscire allo scoperto", spiega la presidente dell' Aicp, Maria
Bruna Pustetto, "perche' confonde un rapporto professionale
con l' appartenenza a uno schieramento politico". Dei due massimi
sfidanti si sa solo che Francesco Rutelli ha ingaggiato Stanley
Greenberg, mentre Silvio Berlusconi avrebbe chiamato Frank Lutz,
il consulente di George W. Bush, in una sorta di match bipolare
transatlantico. Il condizionale e' pero' d' obbligo perche' in realta'
, se e' certo che Berlusconi si e' rivolto a piu' di un consulente
in passato, durante il lancio di Forza Italia, i nomi piu' recenti
sono rimasti top secret. E pare che l' ultima parola, anche in fatto
di strategie politiche, sia sempre la sua. A Mario Rodriguez si
sono invece appoggiati Franco Debenedetti e Antonio Duva, entrambi
dell' Ulivo.
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