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Quattro bocciati all'opposizione
.COM
18 ottobre 2001
La crisi internazionale sta evidenziando
scarsa capacità di gestire la comunicazione da parte di tutti
i politici italiani. Un problema trasversale, particolarmente grave
nei partiti di centro-sinistra. Dove la mancanza di coesione rende
sempre più necessaria una leadership forte. Necessità
che si coglie anche nei movimenti di opposizione sociale. Queste
le considerazioni di Francesco Quistelli, client service director
di spincom, net company per la politica, che propone oggi una sua
pagella relativa alle opposizioni, sia politico-parlamentari che
sociali, dopo le valutazioni espresse da Luigi Crespi (v.com di
ieri) e da Claudio Velardi (v.com del 15 ottobre) sulla comunicazione
del governo.
Il primo ad esprimere l'anima del
centro sinistra dovrebbe essere Francesco Rutelli. "Per quanto
riguarda la comunicazione politica - dice Quistelli - Rutelli è
da bocciare. Si impegna, ma non riesce a realizzare una comunicazione
efficace. Per mancato riconoscimento interno". Giudizio negativo
anche per Luciano Violante: "si ostina ad adoperare codici
comunicativi di partito - dichiara Quistelli - che fanno perdere
alle sue parole ufficialità e condivisibilità".
Altro "bocciato" in comunicazione è il leader del
PPI Pierluigi Castagnetti, giudicato spesso monotono ed eccessivamente
formale. "In un periodo di messaggi a tinte forti - osserva
Quistelli - nel quale la comunicazione politica dovrebbe individuare
nuovi canali per conciliare efficacia ed istituzionalità,
le parole di Castagnetti hanno poca presa sui cittadini."
Pagella migliore e promozione assicurata
per Massimo D'Alema. "Il presidente dei DS, anche se un po'
logorato dalla politica, non ha perso autorevolezza - afferma Quistelli
- come conferma il velo di antipatia che ancora oggi suscita in
alleati ed avversari."
Carisma e forza interiore sono le carte vincenti di Piero Fassino,
uno dei pochi politici della sinistra veramente al passo con i tempi.
"Un diessino attuale - ribadisce Quistelli - riconosciuto da
maggioranza e opposizione. Non è logorato dal potere, per
questo la sua comunicazione è fresca, quasi spontanea, sempre
efficace." Una comunicazione di impatto è quella che
da sempre contraddistingue il leader del PRC Fausto Bertinotti.
"Promuovo - puntualizza Quistelli - il suo codice comunicativo
orizzontale, rimasto cioé immutato negli anni, facilmente
identificabile e per questo apprezzato anche dagli avversari."
E Romano Prodi? La strategia comunicativa
del professore, per il momento saldamente legato ai banchi della
commissione europea, è caratterizzata da toni bassi, che
impongono agli astanti silenzio e attenzione. "Prodi - dice
Quistelli - ha incarnato il sogno del ritorno al governo della sinistra.
Ma non lo ha realizzato in prima persona, perché non ha voluto
abbandonare la comunicazione a bassa voce per una comunicazione
più decisa." Diversa sarà la situazione quando
tornerà in Italia, dopo il 2002. "Prodi avrà
allora - motiva così la promozione Quistelli - un'immagine
istituzionale facilmente spendibile e potrà servirsi anche
di criteri comunicativi critici e antagonistici." Promosso
anche il leader della CGIL Sergio Cofferati. "Lo definirei
- dichiara Quistelli - un gucciniano e reazionario doc, protagonista
di una comunicazione di forte impatto." Senza voto solo Giovanni
Berlinguer. Figura paterna e rassicurante, Berlinguer si serve di
strategie comunicative ormai superate. "Da garante super partes"
dice Quistelli.
Passando all'opposizione sociale,
si registra una promozione e una bocciatura. Voto positivo per Luca
Casarini, leader delle tute bianche. "E' una voce forte e violenta,
coerente coi messaggi bellicosi che lancia - osserva Quistelli -
che ben si adatta a incarnare una posizione di leadership."
Viene giudicata poco incisiva invece la comunicazione di Vittorio
Agnoletto. Guida pacata e formale di un movimento che di per sé
ha ben poco di moderato, Agnoletto si dimostra debole verso l'interno
e poco incisivo verso l'esterno. "Facile esprimere idee senza
un effettivo con la realtà - conclude Quistelli - purtroppo
però così si cade nella demagogia."
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